Khmer Krom : la minoranza invisibile del Delta del Mekong

Khmer Krom : la minoranza invisibile del Delta del Mekong

 

“Non pronunciare questa parola quando sei con i Vietnamiti, potrebbe essere pericoloso”. Mentre mi parlava, all’inizio, lo guardavo con un po’ di incredulo scetticismo quel ragazzo poco più che ventenne, seduto su una panchina al riparo dalla calura pomeridiana, all’ombra di una grossa palma nel giardino di una delle tante pagode Khmer di Tra Vinh.

Ero arrivato da poche ore, letteralmente “trasportato” – tra ceste e casse di medicinali –  da una nave mercantile del Mekong, con l’unico intento di raccogliere delle informazioni riguardo la minoranza Khmer che tutt’oggi vive in quell’area remota del Vietnam Meridionale.

A prima vista viene difficile credere come questi poveri agricoltori, umili e malnutriti, siano un ceppo discendente dalla grande civiltà Khmer, che a cavallo del primo millennio è riuscita a costruire vestigia maestose come Angkor Wat, ma è sufficiente addentrarsi marginalmente nella loro vita quotidiana per notare distintamente i segni di questa Cultura millenaria, e la fierezza con cui la mostrano rende palese come la Storia sia ben lontana dal capitolo conclusivo.

Era la prima volta che sentivo pronunciare il nome di “Khmer Krom“: un vocabolo da decenni bandito dalle Scuole e dai libri Vietnamiti; un nome che, sebbene identifichi una minoranza etnica minoritaria, da solo riesce ad evocare un passato scritto col sangue sulla pelle di quella guerra civile che per oltre un ventennio ha macchiato di rosso le verdi risaie del Delta del Mekong.

Ormai sono passati più di quindici anni dallo scioglimento dell’ultimo gruppo armato degli Khmer rossi polpottiani, ma ciò nonostante mi è apparso presto evidente come per questa gente siano ancora lontani i tempi in cui poter vedere riconosciuti i propri diritti, vessati in continuazione da un Paese che non fa mistero di volerne cancellarne l’Identità , la Storia e la Cultura. 

Le difficoltà di convivenza – e con esse i motivi di repressione – con i loro “vicini di casa” sono tante: nascono dalla lingua, dall’alfabeto, dai nomi di famiglia e perfino dalla religione, che in quest’area più che altrove è un vero e proprio orologio della Civiltà (gli Khmer seguono il buddismo Theravada mentre i vietnamiti seguono il buddismo Mahayana),  e l’atteggiamento repressivo del governo vietnamita non può che portare a problemi diffusi di razzismo sociale, alla difficoltà nel trovare lavoro, fino alla carenza dei servizi medico-sanitari.

E così la vita parallela del popolo Khmer si sviluppa nelle Pagode, oasi di serenità e di culto in cui pregare, imparare e socializzare. I cui monaci svolgono oggi come ieri una funzione di guida spirituale per il resto della popolazione, che divide giornalmente il proprio cibo offrendolo loro in cerimoniale silenzio davanti alle proprie capanne e abitazioni. Cibo che verrà prima consumato dai monaci con il medesimo, cerimoniale, silenzio, e successivamente diviso, per quanto rimasto, tra gli altri membri della comunità della Pagoda.

Oggi l’etnia Khmer è stata inserita nella UNPO, l’organizzazione delle nazioni e dei popoli non rappresentati. Nonostante ciò, e malgrado gli sforzi di portare alla luce lo stato di questa minoranza etnica da parte di molteplici associazioni umanitarie internazionali, nessun governo occidentale finora ha sollevato la materia dei diritti umani dei Khmer Krom contro il governo di Hanoi.

 

Testi e Immagini di Marco Bottigelli
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Marco Bottigelli

Viaggiatore e Fotografo, coordinatore del Team ClickAlps

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