Sotto le antiche stelle: Gaspare Silverii racconta il suo startrail

Sotto le antiche stelle: Gaspare Silverii racconta il suo startrail

 

Ciao Gaspare e grazie per questa intervista sul nostro magazine, siamo fieri di averti qui a raccontarci qualcosa di te. Bene, subito a te la parola per arrivare a raccontarci il dietro le quinte di questa splendida immagine notturna che sul gruppo ha destato tanto stupore e tanti commenti :

In primis colgo occasione per salutare e ringraziare tutti i lettori e non meno Clickalps, sia per il lavoro che sta portando avanti con gran costanza che per l’opportunità data.

Ma ora cerchiamo di venire a noi…

Come molti sanno (almeno per chi ha avuto modo di sfogliare o guardare qualche mio scatto https://www.facebook.com/gasparesilveriifotografia ) son un’ appassionato della fotografia paesaggistica ed in particolare di quella notturna e lunghe esposizioni.

Ancor prima di scendere in tecnicismi vari vorrei solo soffermarmi per qualche riga sul mio modo di vivere ed interpretare la fotografia stessa.

Spesso si sente parlare di vari tipi di fotografia… beh, io reputo che la fotografia sia una, dove poi ognuno cerca di esprimersi attraverso essa. Questo è un punto di partenza fondamentale, perché per come la vivo io, la fotografia non è il documento di un “fatto o posto” che esso sia, ma l’interpretazione, la visione e quindi non meno l’ espressione del fotografo attraverso il mezzo fotografico.

Ad oggi, ma anche ieri con l’analogico seppur con problematiche assai differenti, il digitale ha decisamente aperto molte porte dal punto di vista espressivo per l’amante della fotografia, quindi il mio discorso è assai semplice:

se ho la possibilità, o meglio, se il mezzo fotografico mi da la possibilità di fare N scatti e poi sommarli, o di fare una posa di 3 ore, o di utilizzare sensibilità elevatissime, o di applicare filtri che essi siano fisici o digitali… perché limitare il modo e mondo espressivo? Certo non saranno copie “fedeli” e documentative di quello che il nostro occhio avrà visto, ma visto che un sensore non catturerà mai quel che il nostro occhio vede (per ovvi motivi fisici e dinamici) sarebbe limitante intendere la sola ed unica fotografia come quella di campo documentativa/documentaristica dato che di fatto fortunatamente così non è.

Fatta questa premessa veniamo allo scatto in questione e soffermatevi almeno 1 minuto su queste parole:

Sotto le Antiche Stelle – Il tempo mette a dura prova tutto… ma le stelle benché mortali anche loro… ai nostri occhi saranno sempre dee immortali.

Una mia particolarità è quella di dare spesso se non sempre un titolo ed affiancare la foto con una mia riflessione. Questa è la diretta conseguenza di quello che dicevo prima in merito all’espressività tramite il mezzo fotografico. Per me una stellata, una via lattea, uno startrail alba o tramonto non sono solo foto… ma racconti.

Ogni posto è scelto in modo accurato cercando di curare nelle mie possibilità tutto dalla fase compositiva allo scatto alla postproduzione.

Questo rudere pensare che l’ho sempre avuto a 5 minuti in bicicletta da casa… eppure solo poco tempo fa mi venne in mente di realizzare un simile scatto. Sapete è come il calzolaio… si sa dove andare solo quando alla vostra donna si rompe il tacco ;)

Questo scatto per realizzarlo e trovare le condizioni ideali mi son dovuto recare sul posto ben 5 volte… fortuna ad averlo dietro casa.

Ora prima di addentrarmi nel cuore della tecnica vorrei lanciarvi un’ ultimo spunto di riflessione sullo scatto in questione. Fino ad ora vi ho parlato di storie, racconti, progetti, espressione… ecco allora uno spunto su cui ragionare rileggendo la frase precedentemente su cui volevo farvi soffermare 1 minuto:

“la presenza dell’uomo, i resti dell’uomo, di una vita, di più  vite… la centralità che esso spesso si arroga… eppure la vita avanza mentre il tempo scorre, l’uomo decade come le sue opere, le stelle immortali hanno la vera centralità non l’uomo stesso piccolo e impotente, anche una natura “piccola” e “silenziosa” ha più forza e vita di un’ uomo”

Dopo questa fantastica prefazione, Gaspare dicci con che attrezzatura hai lavorato in questo caso e già che ci sei qualche info sui dati di scatti e la post-produzione:

L’attrezzatura utilizzata da me nei mei scatti è la seguente:

Nikon D5100

Tokina 11-16 F2.8 in precedenza un Samyang 14mm F2.8

Treppiede Manfrotto 190XPROB + Tesata MA410 3 assi a cremagliera

EXIF:

- 1 scatto land iso100 f8 30sec
- 360 scatti (circa) sky iso1600 f2.8 30sec
- 2 dark frame
Sviluppo file Lightroom, somma foto per lo startrail con StarStax, unione land + sky Photoshop
Fase finale di post e preparazione stampa in Photoshop.

Ora però cerchiamo di dare qualche info più dettagliata sul mio flusso di lavoro:

  • In merito all’esposizione dedicata per il land ovviamente è voluta per vari motivi non ultimo per motivi qualitativi di stampa dato che si è potuto usare una sensibilità bassissima. In più c’è una piccola chicca… se ci fate caso qui si intravedono le goccioline di rugiada, ed io sapendo che esse si riprendono al mattino al posto di fare lo scatto all’imbrunire la sera ho preferito farlo allo schiarirsi il mattino prestissimo quando le stelle iniziavano ad andar via (piccoli accorgimenti ma che a mio avviso fan la differenza)
  • Per l’intervallo il discorso è abbastanza articolato cercherò di farla breve: se non si conoscono i mezzi di postproduzione io consiglio 20/25 sec di posa e 5 sec di riposo con NR disattivato (funzione correzione rumore per lunghe pose disattivato) questo perché: se si fan 30sec di esposizione in realtà poi i secondi reali saranno superiori per vari motivi e si perde “l’allineamento” e l’NR lunghe pose disattivato perché utilizzeremo noi poi i nostri dark frame scattati in loco.
    Io per esempio utilizzo una tecnica particolare ovvero combinando un leggero “de-focus” della stella riesco a portare i tempi a 30sec scatto 30sec riposo potendo quindi fare molti meno scatti e coprire appunto con 360 scatti un’arco temporale di 6 ore, che però poi in una successiva fase di post bisogna saper gestire altrimenti si rischia di far peggio anziché meglio.
    Il fuori-fuoco sulla stella influisce sia sulla luminosità, saturazione, dimensione, tempo recupero massimo aumentabile.
  • I dark frame non credo serva molto da dire tranne che bisogna farli con medesime impostazioni di scatto della stellata o startrail con tappo chiuso e poi sottratti. In verità io ne faccio uno prima uno dopo, per una questione di avere una media o un massimo del rumore in base alla “temperatura rumore” sul sensore. In poche parole valuto io quale è il dark migliore oppure ad esempio li sommo se la temperatura è cambiata.

Tutti questi piccoli accorgimenti fanno si che anche con una “modesta” APS-C si riescano ad ottenere lavori dal punto di vista qualitativo dell’immagine decisamente interessanti.

Per il resto, come per tutte le arti o mestieri, molto sta a noi, alla nostra sensibilità, esperienza, e voglia di sperimentare.

Ti ringraziamo davvero tantissimo, non è da tutti dispensare consigli a questo modo e credo che tu possa andarne fiero. La gente apprezzerà tantissimo questo tuo articolo e speriamo che in molti possano applicare la tua tecnica nella loro location “dietro casa”! Allora alla prossima e buona luce!

Vi Saluto citandovi un gran fotografo nel quale trovo pace nel mio modo di vedere la fotografia:

W. Eugene Smith diceva che “bisogna rendersi conto che la fotografia è la più grande bugiarda che ci sia, complice la convinzione che essa ci mostri la realtà così com’è“

 

Gaspare Silverii

 

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Roberto Moiola

Fotografo, viaggiatore e docente. Ha fondato Clickalps e ne è uno dei responsabili.
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  • http://www.claudiopia.it Claudio Pia

    Azz che intervista!!! Questa l’ho apprezzata in modo particolare perchè oltre al punto di vista del fotografo si è parlato parallelamente di tecnica, molto avanzata ma sempre di tecnica. Se Gaspare ci segue, vorrei sapere come si regola con la “quantità” di de-focus stellare….e poi la chicca della rugiada..ahahah grande!!!!

  • Massimiliano Simoncioni

    grazie mille, bella intervista, ottima spiegazione .. chissà se con un 17 mm su apsc riuscirò a fare qualcosa di buono anche io ..