Fotografia naturalistica, intervista a Matteo Di Nicola

Fotografia naturalistica, intervista a Matteo Di Nicola

 

Oggi ho il piacere di intervistare Matteo Di Nicola, un fotografo naturalista che ci ha lasciato a bocca aperta in molte occasioni con degli scatti originali e di qualità.

 

Ciao Matteo, innanzitutto raccontaci qualcosa di te:

Nato nel 1986, sono laureato in Scienze Naturali con una tesi sulla rana di Lataste e specializzato in Didattica e Divulgazione delle Scienze Naturali con una tesi sul gambero della Louisiana e la sua interazione con gli anfibi. Insegno nella scuola media e mi occupo di educazione ambientale e fotografia naturalistica, trovando molto gratificante riuscire a fare appassionare “i non addetti ai lavori” alle componenti naturali e soprattutto a quelle specie animali ingiustamente temute e disprezzate, che sono spesso le più affascinanti ed importanti per l’ecosistema.

 

 

In che modo ti sei avvicinato alla fotografia Naturalistica?

Sono da sempre interessato alla vita selvatica. La passione per la fotografia naturalistica è nata dalla volontà di collezionare, classificare e studiare le caratteristiche degli animali che incontravo in natura, senza però recare loro alcun danno. Catturare i soggetti in uno scatto era come averli con me per sempre. In questo modo “portavo a casa” ogni specie animale e vegetale di cui volevo approfondire la conoscenza. Volendo condividere con gli altri ciò che immortalavo, ho man mano cercato di affinare la tecnica al fine di acquisire immagini piacevoli anche dal lato estetico. Nella fotografia naturalistica ci si può concentrare sull’aspetto scientifico oppure maggiormente su quello artistico, a volte discostandosi troppo dalla realtà e finendo quasi nell’ambito della fotografia da studio. Il mio intento, sebbene non sempre facilmente raggiungibile, è quello di unire ambo gli aspetti, cercando quindi di presentare immagini piacevoli alla vista ma che conservino tutti gli aspetti scientifici del soggetto ripreso, senza alterare l’ambiente naturale ad esempio con supporti, sfondi o luci irreali.

 

 

Quali sono i soggetti che preferisci ritrarre?

Sebbene l’amore sia per ogni specie animale e vegetale, purché selvatica, i miei soggetti preferiti sono indubbiamente rettili e anfibi; in particolare i serpenti. Mi affascinano le loro forme, i loro movimenti sinuosi e la loro ecologia. Scarsamente conosciuti e troppo bistrattati, sono tra gli animali selvatici più bisognosi di conservazione. Quali i miei serpenti preferiti? Indubbiamente le vipere, con il loro sguardo fiero, le livree sempre diverse quasi fossero impronte digitali e non ultimo il veleno, complessa sostanza frutto di migliaia di anni di evoluzione, che contribuisce ad incrementare il loro fascino.

 

 

In internet si possono trovare alcuni scatti mentre fotografi vipere da distanze estremamente ravvicinate, puoi raccontarci qualche avventura o episodio particolare?

Le specie italiane di Vipera sono accomunate dal carattere timido e da un comportamento schivo ed elusivo. Alla vista di un predatore preferiscono la fuga all’attacco, mordendo solo se non hanno altra scelta. Detto questo, si tratta comunque di animali velenosi il cui morso può provocare effetti anche gravi. Non è consigliato avvicinarsi a pochi centimetri senza avere piena cognizione delle proprie azioni e del comportamento di tali soggetti. Con le dovute attenzioni si può dunque scongiurare il pericolo di morsi accidentali e fortunatamente, per ora, non ho episodi tristi da riportare. Uno dei fattori che più mi entusiasma nelle uscite “a vipere” è l’incognita delle ornamentazioni che potrò osservare: ogni soggetto ha spesso colorazioni diverse e possono capitare ritrovamenti molto rari. Su tutti cito una spedizione in Calabria nella primavera del 2012, dove mi recai con un amico per osservare la splendida vipera del meridione (Vipera aspis hugyi). Esistono specie e sottospecie in cui gli individui melanici (con eccesso di pigmentazione scura) sono abbastanza comuni ed altre per cui i ritrovamenti non sono ancora noti. Nel caso della vipera del meridione, l’unica testimonianza di un esemplare nero risale a quasi trent’anni fa, con una fotografia in un libro tedesco del 1987.
Quando al terzo giorno di ricerca, dopo aver trovato individui normali, vedemmo una splendida femmina nera arrotolata tra le sterpaglie, non credemmo ai nostri occhi e l’emozione fu enorme.

 

Marasso (Vipera berus), Oberland, Svizzera

 

Hai qualche preferenza riguardo all’attrezzatura fotografica, qual’è l’ottica che non lasceresti mai a casa?

Alla luce di quando accennavo sulla volontà di realizzare scatti sia piacevoli alla vista che scientificamente validi, la tecnica che amo maggiormente è quella della “macro ambientata”, in cui il soggetto è contestualizzato nel suo ambiente naturale. Realizzare una buona macro ambientata è molto arduo perchè devono combaciare molteplici fattori, tra cui bellezza dello sfondo, corretta illuminazione del campo inferiore e soprattutto posa e punto in cui staziona il soggetto: fattori, questi ultimi, che spesso non vengono considerati da chi non conosce le abitudini di certi animali, portando alla realizzazione di scatti davvero poco naturali. Le ottiche di cui non potrei fare mai a meno sono quindi le grandangolari (sia lineari che fisheye) con cui provo a realizzare questo tipo di fotografie.

 

 

In diverse occasioni ci hai fatto ammirare dei capolavori, hai mai partecipato a qualche concorso?

Devo ammettere che preferisco vivere la fotografia naturalistica come modo per fare conoscere ed apprezzare la natura piuttosto che come una competizione. Inoltre, partecipare ai concorsi richiede molto tempo libero per preparare ed inviare opportunamente le immagini (ogni contest ha regole diverse e spesso bisogna rifare tutto da capo). Ritengo infine che una assidua partecipazione condizioni il fotografo, più o meno implicitamente, a scattare foto volte a soddisfare i canoni di gradimento delle giurie piuttosto che i gusti puramente personali. Per questi fattori limito la mia partecipazione ad uno o massimo due contest per anno, come ad esempio all’edizione 2012 di Asferico, dove ho vinto il primo premio nella categoria “altri animali” o al concorso dei Parchi Nazionali in cui ho ricevuto un terzo premio assoluto nel 2011 ed una menzione speciale nell’anno successivo.

 

 

Sappiamo che insieme a Marco Colombo hai recentemente stampato il libro “Paludi e Squame” raccontaci qualcosa a riguardo:

Edito da Punto Marte per la collana dell’Archivio Fotografico Italiano, realizzato con il contributo del Parco Locale di Interesse Sovracomunale Rile-Tenore-Olona e patrocinato dalla Societas Herpetologica Italica (SHI), è un libro fotografico contenente scatti realizzati in numerose uscite su campo a soggetti di ambito erpetologico esclusivamente selvatici. Siccome serpenti, lucertole, rane, rospi, tritoni e salamandre sono i nostri soggetti preferiti ma allo stesso tempo i più bistrattati e bisognosi di protezione, ritengo che questo libro possa farli apprezzare sotto una luce diversa, sottolineandone le qualità estetiche e mostrando un lato della biodiversità italiana troppo spesso sconosciuto.

 

Rana verde (Pelophylax kl. esculentus), Piemonte

 

Bene, ora raccontaci quali sono i tuoi progetti futuri:

Nonostante il sogno di molti naturalisti, ed in parte anche il mio, sia quello di visitare più parti del mondo possibile ed osservare gli animali più diversi, il mio primo desiderio è quello di riuscire a fotografare tutte le specie di rettili e anfibi italiane (sottospecie e varietà particolari comprese), nei loro habitat ovviamente. Concluso questo mi sposterei man mano nelle altre zone d’Europa, così da avere un archivio completo della fauna erpetologica (e non) del nostro continente, secondo me fantastica e meritevole di ammirazione al pari della più blasonata tropicale o equatoriale.

 

Grazie del tuo apporto per il nostro magazine e tanti auguri per il futuro Matteo.

Ora invitiamo i lettori a seguire altri tuoi scatti su qualche sito:

Grazie a voi!

E’ possibile sbirciare sbirciare qualche mio scatto nel sito www.matteodinicola.com oppure sul mio profilo Facebook https://www.facebook.com/matteo.dinicola1

Per necessità di identificazione di qualche rettile o anfibio potete scrivermi all’indirizzo teodini@fastwebnet.it o tramite Facebook.

  • Stefano Rossignoli

    Grande Matteo!!!