Alla scoperta delle miniere abbandonate

Alla scoperta delle miniere abbandonate

 

Il fotografo Clickalps Claudio Pia, ci porta alla scoperta di un luogo antico, ed abbandonato, ricoperto di pericoloso mistero ma ricco di segreti.

Un viaggio particolarmente emozionante nelle miniere abbandonate.

 

 

Due anni fa, risalendo un piccolo torrente a caccia (fotografica) di anfibi, mi sono imbattuto in una galleria allagata e parzialmente ingombra di vegetazione.

La mia curiosità ha fatto il resto e dopo essermi informato tramite varie fonti ho scoperto che questa magnifica valle ha, sotto le sue colline, chilometri di tunnel tutti da scoprire e fotografare.
E’ iniziata così la mia passione per l’esplorazione e la “foto di miniera”.
Ho passato tutto il primo inverno, sempre in compagnia di cari amici, ad individuare e mappare con il GPS tutte le entrate che riuscivo a trovare.
Spesso le entrate sono poste in luoghi quasi inaccessibili.
E’ possibile trovarle sul greto di torrenti impervi, a diversi metri di altezza su di una parete di terra, alcune sono completamente immerse nei boschi, altre si trovano in fittissimi sottoboschi percorsi solo da cinghiali (e da noi).

 

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A volte bisogna guadare torrenti impetuosi visto che i vecchi ponti in legno sono pericolanti a causa dell’inconsistenza delle vecchie strutture.
Appena entro l’umidità mi avvolge come un panno bagnato sulla pelle, la temperatura, a seconda della stagione, cambia completamente essendo quasi sempre diversa da quella esterna, la luce naturale che mi lascio alle spalle pian piano viene sostituita da quella artificiale delle torce, i rumori che facciamo ed i suoni hanno una piccola eco, in lontananza, nel buio più profondo, si sente l’acqua scorrere o gocciolare come a segnare il tempo che sembra essersi rallentato, il profumo di umidità e legno marcio contribuisce a segnalare ai miei sensi che sono entrato in un’altra dimensione, in un mondo diverso dal mio solito, in un ambiente che va rispettato e temuto.

 

 

L’adrenalina mi tiene all’erta, il tono di voce diminuisce molto, i miei movimenti sono rallentati e le parole sono ridotte al minimo, quasi per paura di disturbare, di rompere un equilibrio che dura da decine di anni …
Dopo i primi minuti di questa tempesta emozionale, riacquisto “lucidità” e l’istinto per l’esplorazione prende il sopravvento.

Questo istinto mi porta a chiedermi continuamente:” cosa ci sarà dietro a quella curva??”

 

 

Ebbene, curva dopo curva percorro centinaia di metri senza accorgermene, la curiosità mi guida, i miei occhi sono attentissimi, oltre ad individuare eventuali pericoli, a cercare spunti fotografici.

La maggior parte di questi siti minerari conservano gallerie poste su piani diversi, in alcuni casi fino a 6 o 7.
Essi sono collegati da “fornelli”, cioè buchi verticali larghi fino a 1.5 metri che servivano per far scendere il minerale fino al piano collegato alla teleferica e contestualmente in essi passa l’aria necessaria a creare una piccola corrente con le entrate che ne permetta il ricambio.

Ma proprio questi buchi sono, a mio vedere, il pericolo maggiore per farsi male.

 

 

Devo stare SEMPRE attento a dove metto i piedi perché alcuni di essi, invece di essere sul fianco della galleria, si aprono perfettamente in mezzo ad essa e se distratto, magari guardando verso l’alto o in lontananza rischierei di precipitare per decine di metri!!

 

 

Gli spunti fotografici sono decine, dall’attrezzatura arrugginita quali carrelli, trenini, argani, cilindri dell’aria compressa ecc, agli ambienti scavati a colpi di dinamite, ai “laghetti” azzurri, ai funghi che crescono in pieno buio sui vecchi e marci pali di castagno, agli insetti, agli anfibi fino ai mammiferi quali i pipistrelli.
Come per il genere “luoghi abbandonati” sconsiglio vivamente a chiunque di avventurarsi in posti come questi, il rischio è molto molto grande!

Mi potete seguire su FB o tramite il mio sito www.claudiopia.it

 

Cinzia Garattoni

. Membro del Team ClickAlps dal 2013

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